Il Record Store Day è tutti i giorni.

Ieri è stato il decimo anniversario del Record Store Day, la giornata mondiale dedicata ai negozi indipendenti di dischi che sono ancora (per fortuna) l’ultimo baluardo di diffusione della musica che ci è rimasto. Personalmente festeggio da nove anni questo evento, quando ancora nessuno lo conosceva.

Ricordo quando scambiavo opinioni con amici collezionisti riguardanti le uscite speciali previste per questa giornata, la loro risposta era: « …eh? record che?».

Oggi, grazie ad una maggiore padronanza di internet e alla lungimiranza dei pochi negozi superstiti, quest’occasione si è diffusa abbastanza capillarmente.

In Inghilterra e in America si sono create code durante la notte precedente l’evento fuori agli ingressi dei negozi di dischi…. code di persone, giovani e meno giovani pronti ad accaparrarsi la copia del loro disco in edizione speciale.

Quanto vorrei che anche in Italia ci fosse questa forza, questo impulso che ci porta ad entrare in un negozio di dischi per lasciarci consigliare, ascoltare nuova musica ed, alla fine, uscire dal negozio con una bella busta con qualcosa di magico dentro.

A giudicare dalle foto che ho visto su Instagram, Twitter e Facebook, c’è stato un netto miglioramento quest’anno rispetto al precedente in quanto a partecipazione.

Ma nel nostro bel paese ci sono priorità ben diverse dall’acquisto di un disco, quali progettare una vacanza, mangiare una pizza e provare a cambiarsi maglietta e pantalone più volte durante la giornata

Tutte realtà sacrosante, per carità… tanto la musica si scarica, illegalmente per giunta, di conseguenza quelle migliaia di persone in coda, al freddo, fuori i negozi di dischi ieri notte erano dei pazzi. 

La mia è un’osservazione, non una critica.

Quello che credo è che, dopo anni di silenzio, possiamo dare una nuova possibilità alla musica, a partire dai suoi luoghi di diffusione quali i negozi di dischi.

Prendiamoci il nostro tempo nella scelta della musica che ci emoziona, a partire dal negozio, tornando a casa scartando il cd o il vinile, inserirlo nel lettore o posare il disco sul giradischi, mettersi comodi ed emozionarci.

L’emozione ha bisogno di essere coltivata, scelta e curata… altrimenti è sterile piacere. 

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Il mio ricordo di George Michael.

Era il 1996, avevo appena terminato con successo il mio primo anno al liceo Vico.Per festeggiare l’evento e per poter dar giustizia a quel Discman Sony che, fino a quel momento, aveva ospitato sul suo vassoio unicamente scrause compilation gratuite, di quelle accluse ai giornali, decisi di dar fondo al magro salvadanaio raccogliendo monetine da 500 lire, una manciata di banconote da mille, cinquemila e diecimila per acquistare il mio primo Compact Disc, il primo dopo aver passato 15 anni avvolgendo nastri al cromo.

La scelta non fu ardua nello scegliere il CD ma insolita.

Chi mi conosceva e conosce, potrebbe pensare che la mia scena lta sarebbe caduta su una delle stampe digitali dei Beatles (uscite nove anni prima). Non avrebbe assolutamente fatto una piega ma ciò che era ovvio non accadde.

Virai a tutt’altro, un po mosso dall’impavido senso di scoperta dell’adolescente ascoltatore e un po dal fatto che volessi rinnovare il mio personale background non rintanandomi sempre nel passato. 

MTV passava di continuo una canzone che mi faceva davvero impazzire, con questo cantante che, all’epoca, non associavo alla voce del duo inglese che aveva fatto storia con una bellissima canzone di Natale.

La canzone era Fastlove, un RnB/Disco trascinante che mi prese a tal punto da informarmi se fosse magari uscito il disco.

Il giornale TV Sorrisi e Canzoni diede il verdetto: il disco in cui era ed è contenuta Fastlove esisteva, si chiamava Older, era in classifica e per di più, segnava il ritorno sulle scene, dopo anni di assenza, del cantante inglese ex Wham, George Michael.

Come telecomandato, decisi di recarmi al vicino negozio di dischi D’Avenia a via Luca Giordano al Vomero, con in tasca una colonna sonora fatta di monete che, durante il tragitto, cozzando l’un con l’altra, creavano una piacevole sinfonia metallica.

Entro, chiedo gentilmente al commesso il CD che prontamente me lo mostra. Di fretta metto sul tavolo quell’orchestra di monetine, lui le prende e mi dà la ricevuta. Poi fa una cosa strana: mi apre il CD e appone sul retro del booklet un timbro con il nome del negozio e il numero di telefono (scoprirò a posteriori che era usanza da parte di un negozio di dischi e di libri apporre il timbro dell’azienza, come sinonimo di appartenenza e blanda promozione).

Finalmente ho tra le mani Older, il mio primo Compact Disc personalmente acquistato e primo tassello (ma all’epoca non potevo immaginarlo) della mia collezione di dischi.

Torno a casa, lo inserisco nel Discman, metto le cuffie e parte Jesus to a Child.

Quel disco l’ho ascoltato centinaia di volte, portandolo ( peccando di inesperienza da selector ) addirittura alle feste organizzate a casa dei miei amici che prontamente, dopo le prime due canzoni, mi bocciavano la scelta essendo troppo acerbi e non pronti ad assimilare il messaggio sonoro di un disco così raffinato e maturo.

Intanto continuavo ad ascoltarlo e lo faccio tutt’oggi, almeno un paio di volte all’anno.

La notizia della sua morte ha rotto il silenzo della mia notte, facendo rumore nel cuore perché, nel mio caso, se n’è andato molto più di un grande artista. 

Nella foto del retro del booklet c’è la frase che lui scrisse rivolgendosi ai fan, dove li ringraziava per averlo aspettato con una foto che lo ritrae di spalle e il timbro di cui ho parlato prima, che piacevolmente sporca il libretto.

Mi piace pensare che se ne sia andato così, proprio con quel cappotto, pronunciando la stessa frase… 


#georgemichael #ripgeorgemichael #wham #lastchristmas 

Comicon 2016

12821391_10153975314727603_350711595073043920_nOre 10:00 del 22 Aprile 2016 i cancelli della Mostra d’Oltremare di Napoli si aprono dando ufficialmente inizio alla XVIII edizione del Comicon, la rassegna mondiale del fumetto.
Una volta entrati, ci si rende subito conto che l’aria che tira non è normale, molto meglio!
Non partecipavo a questo happening dalla prima edizione, quella di castel Sant’Elmo, quando alcuni “standisti” esponevano su lenzuola bianche, dove facevano bella figura fumetti e memorabilia.
Una volta dentro, mi son subito reso conto che non mi trovavo più di fronte a quel timido Comicon della metà degli anni novanta, quando pochi esperti di settore vi prendevano parte mantenendo lo status di “nicchia”, di società segreta.
La prima cosa che mi ha colpito son state le file.
2016-04-24 11.14.57In realtà non avrebbero dovuto poi colpirmi così tanto, in virtù del fatto che solo dieci giorni fa raccontavo di file in Inghilterra e Stati Uniti per via del Record Store Day e che io, per mia ammissione, avrei volentieri fatto per accaparrarmi un disco.
Il calendario degli appuntamenti di questa manifestazione, giustifica ampiamente le code ai cancelli che, a detta dei presenti a  cui ho chiesto pareri ed informazioni, si son formate dalle quatto del mattino.
Leggende metropolitane raccontano di cosplayer appostati nei pressi della biglietteria della Mostra addirittura la sera del giovedì.
Insomma, un vero e proprio eventone, in grande stile.
Una volta dentro, faccio fatica ad orientarmi mentre attorno a me, una marea di gente conosceva a memoria la piantina della mostra e l’esatta posizione dello stand d’interesse.
Roba da pazzi!
La seconda cosa ad aver rapito la mia attenzione sono stati tutti quei ragazzi vestiti dai loro idoli dei fumetti:
Sailor Moon, V for Vendetta ed altri con parrucche stile manga e lentine colorate sono state l’anima di questo evento. Non riesco ad immaginare i corridoi dei padiglioni senza questi individui coloratissimi.2016-04-22 11.05.15
Prima non riuscivo proprio a capire il motivo per cui una persona un bel giorno, mossa dalla passione per un personaggio dei fumetti, decide di diventare qualcun’altro, magari il proprio idolo. Non si tratta di sdoppiamento della personalità. Questi sono tutti omaggi sentiti. Nulla più e nulla meno delle tribute band in ambito musicale.
L’umanità ha continuamente bisogno di identificarsi in qualcosa che renda la vita meno amara: Nino Manfredi cantava la sua soluzione identificandola in una chitarra. Qui i fumetti sono la medicina con i loro protagonisti, tutti primari specialisti di una struttura che non ha nulla a che fare con un ospedale, dove comunemente sono previste queste figure, piuttosto ho identificato il Comicon come un piccolo angolo di paradiso.2016-04-24 11.10.40
Torniamo a noi, anzi a me.
Dopo aver ritirato il Survival Kit (simpatica borsa contenente piccoli tesori per il collezionista più attento ovvero un albo autografato da Silver e Milo Manara, una targa in latta di Tex e tanti buoni sconto Feltrinelli), la prima cosa che intendo fare è assicurarmi una delle venti card lenticolari del Mondo Dell’Impossibile di X-Mickey: direte che sono anche io un pazzo… ebbene sì. Una volta confermata la mia presenza al Comicon, mi son subito informato sui vari social Disney riguardo la loro presenza all’interno della manifestazione e tutte le iniziative riguardanti il mondo del “topo”!

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Stand Topolino

Da quell’istante in cui mi è stata consegnata la card e per i successivi tre giorni, lo stand Topolino è diventata la mia seconda casa, il mio punto di partenza e di appuntamenti con i vari amici che ho incontrato in giro.
Doveroso soffermarmi per qualche riga sugli incontri e acquisti disneyani che mi hanno visto protagonista fisicamente ed economicamente.
Dopo aver acquistato “Paperopoli 1 – Una città nel Calisota” variant cover ( albo che raccoglie le storie di Carl Barks uscite negli USA )

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Paperopoli 1-Una città nel Calisota ‘variant cover’

, “X-Mickey” nella sua variant cover ( fumetto che vede protagonista Topolino in avventure da brivido e che mi ha dato la possibilità di entrare in possesso della suddetta card lenticolare)

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X-Mickey ‘variant cover’

e “I Migliori Anni Disney 1969” ( albo che contiene le migliori storie uscite in Italia sul Topolino nel 1969 arricchito da notizie e foto dell’epoca )

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I migliori anni Disney 1969

mi hanno consegnato un tagliando valido per uno skatch esclusivo a scelta tra i vari disegnatori presenti allo stand.
Dopo essermi consultato con l’addetta alle vendite, ho deciso sotto suo suggerimento e mia assoluta e decisa approvazione, di partecipare alla session con Claudio Sciarrone.
Dopo una fila di circa 50 minuti riesco a conoscere e stringere la mano a Claudio, un professionista, autore di tante storie che da bambino accompagnavano le mie settimane leggendo Topolino.
Gli ho subito chiesto, data la mia passione, di disegnarmi un soggetto spaziale e lui, in 5 minuti mi rende felice disegnando firmando e timbrando uno sketch che da quel momento ho cominciato a custodire gelosamente.

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Claudio Sciarrone mentre realizza il mio sketch

Continuo il mio tour partecipando ad un’ esperienza interattiva “Quando il fumetto incontra la radio”: una sala buia dove, con l’ausilio di un iPad, si poteva ascoltare un podcast dedicato ad alcuni personaggi dei fumetti direzionando il device in prossimità del nome del personaggio scelto critto sul muro ed illuminato da una fascia led.
Il podcast più interessante è stato quello su Linus commentato da Umberto Eco ed Elio Vittorini.
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Una volta fuori sono praticamente nel mondo di Silver (Magister di questa edizione del Comicon), nel villaggio di Lupo Alberto con tutti i personaggi che lo popolano.
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DOMENICA
La Domenica arrivo prestissimo alla Mostra. 2016-04-24 09.04.05-1
Mi reco allo stand Topolino ( ormai sono di casa ) e acquisto velocemente l’albo “La Saga di Paperon de’ Paperoni” e mi reco di corsa al punto autografi allestito per l’occasione per il mitico Don Rosa, il discendente artistico di Carl Barks e ultimo disegnatore americano della famiglia dei paperi.
Riesco ad essere tra i primi cinque, di li a poco si formerà una fila di circa ottanta persone.
Per me è stata un’emozione immensa poterlo incontrare, fargli qualche domanda, scherzare con lui e ricevere una sua firma sull’albo appena comprato.

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Io e Don Rosa

Rimarrà uno degli incontri più importanti della mia vita.
Nella stessa giornata incontro Ciro, un vecchio amico con il quale riesco a scambiare opinioni riguardo fumetti Disney, la musica (che non riesce ad abbandonarmi, anche quando non c’entra nulla) e l’appuntamento con l’evento The Walking Dead ( a seguire TWD)che si sarebbe tenuto il giorno dopo.

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La Saga di Paperon de’ Paperoni ‘varian cover’

Torno a casa con il mio secondo trofeo autografato aspettando l’ultimo giorno di Comicon che arriva, con tanto di temporale annesso, facendo nascere il primo intoppo in una macchina che, fino a quel momento, avevo creduto perfetta.

LUNEDì
Qualche piccolo malinteso con l’organizzazione, ha reso difficile la mia prenotazione per la sessione di autografi di Michael Cudlitz, uno dei protagonisti di TWD, per via di una mancata comunicazione tra il personale all’ingresso accrediti e lo staff interno addetto al perfetto svolgimento degli eventi.
Ora, devo assolutamente sottolineare la gentilezza del personale del Comicon che, nonostante lo stress ( moltissimo ve lo assicuro ) e misunderstandings( caratteristica comune a tutte le macchine organizzative ) hanno risolto con professionalità e gentilezza l’equivoco, facendomi rientrare negli ottanta fortunati provvisti braccialetto per incontrare l’attore nel pomeriggio.
La mattina prosegue con l’incontro in sala SuperGulp con Silvia Ziche e Tito Faraci, i due grandi autori disneyani che hanno svelato i retroscena di Topolinix, la fortunata storia pubblicata a Marzo che narra le vicende di un Topolino e Gambadilegno nelle vesti di Asterix ed Obelix.

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Tito Faraci e Silvia Ziche

Dopo l’incontro, son riuscito a farmi autografare una copia ‘variant cover’ di Topolino n.3146 contenente proprio quella storia.

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Copertina di Topolino n.3146 ‘variant cover’

Forse è stato l’evento, culturalmente parlando, più interessante del Comicon.
Durante la conferenza ho avuto modo di incontrare anche la direttore editoriale di Topolino e Giuseppe, un mio amico giornalista, compagno di scuola con il quale ci siamo abbandonati a vecchi ricordi.
Fuori piove a di rotto.
Il pomeriggio comincia passeggiando per la mostra, sull’asfalto bagnato.
Un filo di sole riesce ad illuminare l’intero parco e intanto chiacchiero con un altro caro vecchio amico che mi ha mostrato tutti i suoi acquisti, riposti con ordine in uno zaino appesantito dall’enorme quantità di carta contenuta in esso.2016-04-25 18.26.07-1
Nulla di sconvolgente, i miei vinili fanno di peggio.
Alle 18 sono in fila per Michael Cudlitz, davanti a me circa ottanta persone, tra cui Ciro.
Intorno a me almeno quattrocento ragazzi che urlano “Michael, Michael!”2016-04-25 17.31.50
Dopo circa trenta minuti di fila scorrevole riesco a fare un selfie con “Abraham” e a farmi autografare una cartolina.
Bella persona dal viso simpatico, umile e molto disponibile. Colpaccio.

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Autografo di Michael Cudlitz

Dopo il momento TWD passo per l’ultimo saluto allo stand Topolino dove mi regalano un poster con tema calcistico realizzato per l’occasione per la nostra città.

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Poster promozionale della Panini raffigurante Topolino con lo stadio S. Paolo

Una volta fuori dal padiglione, un bel sole accarezzava gli ultimi attimi di questo Comicon.
Il prato della Mostra, come una Woodstock dei giorni nostri, era pieno di giovani stanchi ma felici.

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Ultimi momenti al Comicon, ore 17:30 del Lunedì

Io pian piano mi avvio ai cancelli, con un po’ di dispiacere.
Per quattro giorni son tornato bambino, il Comicon ha riacceso in e la voglia di dedicare nuovamente una parte della mia giornata leggendo un fumetto.
Devo ringraziare Feltrinelli che ha reso possibile questa esperienza.
Quello che mi resta sono i sorrisi e questi cinque fumetti che devono farsi spazio tra le centinaia di vinili e libri che affollano i miei scaffali… prevedo una battaglia ma, come al solito nel mio caso, è sempre la cultura a vincere.

Gulp!

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Accredito personale

NB: questo post non è da considerarsi una recensione ufficiale della mostra, essendo un neofita in questo campo, bensì la trasposizione di ciò che ho vissuto e le sensazioni che ho provato vivendo questa esperienza.

Ciao Record Store Day, alla prossima!

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Anche quest’anno il Record Store Day 2016 giunge al fine-corsa.
Devo dire che è stata una giornata davvero emozionante, passata interamente per la prima volta in un negozio di dischi.
Ho avuto modo di osservare dai social quello che accadeva dalle altre parti del mondo: file umane di metri e metri formate la sera prima, adulti e ragazzi che hanno passato la notte fuori, riscaldati da coperte e tanti sorrisi.
Cosa ha spinto i londinesi e gli americani a passare ore e ore al freddo, in una notte piovosa? La passione per la musica che, grazie a quest’iniziativa, ha ritrovato linfa: tanti ragazzi in fila per un vinile. Bello vero?
In Italia non ci sono state scene di “delirio” urbano, lo stivale regge poco il confronto, complice forse la crisi che da sempre corrode ogni “slancio”.
Ad ogni buon conto, il bel paese non ha sfigurato.
Tramite Radio Capital ho potuto apprendere che in tutta la penisola i negozi di dischi, attraverso iniziative e sconti particolari, hanno incentivato l’ingresso e l’acquisto all’interno degli store stessi. Un bel traguardo se si pensa che 4/5 anni fa questa cosa era impensabile.
Ho vissuto il mio sesto RSD, come ho anticipato, nel mio negozio di fiducia ovvero Fonoteca a via Morghen al Vomero (Napoli).
Come ho scritto nel mio precedente post, a far da padrone in questo “tempio” è la professionalità della squadra e la possibilità di poter scegliere su una vastissima quantità di usato e tantissimo nuovo, sempre al passo con i tempi e con la qualità (cosa non da molti).
Noi italiani abbiamo potuto contare su una forte ma non completa selezione di release speciali RSD, ma devo dire che Fonoteca è stata sicuramente competitiva, riuscendo a soddisfare il 99% delle richieste provenienti da clienti alla ricerca proprio delle release speciali.
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Inutile dire che ho fatto anche io la mia spesa di vinili e, quest’anno, per la prima volta ho un CD targato RSD, una vera chicca.
Prossimamente sul mio profilo Instagram e sul mio Flickr posterò le foto con i miei acquisti.
Nel frattempo, indovinate cosa ho acquistato guardando questa foto:
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Aspettando il Black Friday a Novembre, vi saluto ringraziando anticipatamente chi legge e trova interessanti queste mie considerazioni sulla musica e su questa giornata a cui ho dedicato ben due pagine di questo spazio.
“La musica va vissuta, amata, toccata…”

PS:Nella foto seguente, un piccolo giradischi di lana fatto a mano da mia madre
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Diego Zapple Imperatore.

La musica va vissuta, amata,toccata…

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Un tempo erano i negozi, poi la musica liquida, poi internet e adesso di nuovo i negozi… che sia la volta buona?

Siamo giunti anche quest’anno alla fatidica settimana che precede il Record Store Day. Ora, per chi non lo sapesse, il RSD è un evento mondiale nato ufficialmente negli Stati Uniti nel 2007, con l’intento di promuovere e rivalutare la figura del negozio di dischi nella società odierna.
Non voglio cadere nel solito clichè di molti, ovvero che l’oggetto ha il suo valore oppure “il profumo dei dischi appena comprati”…
Questi sono abbellimenti scritti da chi è fanatico.
Parliamo invece della cultura.
L’acquisto di un bene di valore comporta una serie di sacrifici, sia da parte dell’acquirente che da parte di chi propone il bene stesso. Dietro ogni singola nota musicale o nota di copertina ci sono ore e ore di studio e lavoro da parte di persone che, dietro la maschera dello showbiz ( per quelli di comprovata fede scetticistica ndr. ), provano a rendere la vita di ogni uomo un pochino migliore e sicuramente più colorata rispetto a chi non ascolta musica.
Oggi incontri centinaia di ragazzi, almeno in Italia, che si vantano di avere tera e tera di musica (scaricata illegalmente, of course) stipata nei loro comodi e tascabili Hard Disk, ordinata per cartelle.
Questa non è una tristezza, è la semplice fotografia di questa socetà di consumi, di questo momento storico che, come dice il grande Gianni Togni, vede come protagonisti degli individui che preferiscono “riempirsi le pance e svuotare la mente”.
Con 20 euro vai in pizzeria e in un bar, piuttosto che entrare in una libreria o in un negozio di dischi.
Le chiamano priorità… io non sono del tutto convinto.
C’è una mancanza di sensibilizazzione all’amore verso la cultura.
L’arte è un lavoro e, come tale, va protetto.
Purtroppo disegni di legge a tal proposito non ce ne sono… ah già, “la legge punisce” chi vende o viene sorpreso con cd tarocchi… bella barzelletta questa.
Mi permetto di fare un personalissimo passo indietro nel tempo.
La mia storia con la musica e il supporto nasce nel 1996, alla “tenera età” di 15 anni.
Mi regalarono il mio primo compact disc: Anthology 2 dei Beatles.
Non stavo nella pelle: aprii la confezione scartando velocemente il cellophane ( cosa che oggi non farei mai con quella veemenza), sollevai un lato della cover in plastica e fu magia: uno dei due cd, quello con la mela verde non tagliata, si mostrava in tutto il suo splendore davanti ai miei occhi.
Accanto, un bello e ricco libretto pieno di foto e aneddoti (tutti in inglese, da tradurre con il mitico Garzanti) che, di li a poco, avrebbe fatto scaturire in me la sete del collezionista.
Infatti, da quella calda estate del 96, con i primi risparmi provenienti dalle modestissime paghette datemi dai miei genitori (circa 5.000 Lire a settimana), dopo circa un mese ero in grado di acquistare un cd ( che in quel caso fu Older di George Michael ), riuscendo ad avere anche il resto che consisteva in 1.000 o, se ero più fortunato 2.000 Lire da spendere in un pacchetto di caramelle Victors o di Golia Bianca.
Non erano scrifici, era puro piacere!
Entrare in un negozio di dischi e chiedere al negoziante dell’ultimo dei Radiohead (es.) era, fino a qualche anno fa, una cosa vintage.
Oggi, dopo aver praticamente vissuto grazie al mio lavoro tre stagioni estive in nord Europa ( Inghilterra, Francia, Norvegia, Danimarca, Svezia etc..), dove la musica è trattata con i guanti e discussa nei negozi di dischi con i venditori e con gli stessi clienti che talvolta fanno amicizia attorno ad un LP, noto con piacere che questa cosa sta accadendo anche qui.
Dai profili Facebook e Instagram di negozi in giro per lo stivale, si evince che i pomeriggi non se li passano più da soli, contando la merce in arrivo e in uscita.
Questo è un dato confortante.
Abitando a Napoli, città che un tempo contava almeno una trentina di negozi di dischi (forse di più, correggetemi se sbaglio), passerò il mio Record Store Day in uno dei 3/4 stores che hanno resistito all’Armageddon.
Il negozio in questione si chiama Fonoteca, un tempio che io definisco magico che, con intelligenza, ha saputo sopravvivere alla rastrellata post- anni 90, riuscendo a coprire una vasta gamma di persone: dagli amici agli aficionados, passando per il cliente di passaggio che, sorseggiando un drink nell’area bar/bistrot del negozio, dopo un rapido sguardo ai cd e ai vinili, fa diventare realtà quella ipotesi di non uscire a mani vuote.
Tutto questo è dovuto alla perspicacia, alla professionalità e competenza del “personale di bordo” capitanato da Roberto che annovera nella sua ciurma, tra gli altri, gli amici Daniele e Umberto ovvero abili consiglieri e fini conoscitori di musica.
Grazie a loro l’Inghilterra, la Francia e gli USA non sono più così lontani, basta una chiacchierata per riuscire ad accaparrarsi una copia di un vinile o di un cd che, dall’altro lato del mondo, sta facendo incuriosire gli esperti e i “palati fini”.
Insomma, tutto questo per dire che l’entusiasmo che ho usato per esprimere questo mio giudizio, è frutto di un Record Store Day quotidiano.
Non pretendo che, dopo aver letto questo post, la gente sensibile cominci a comprare dischi in quantità ma, se potete, sabato 16 Aprile, passando per un negozio di dischi, entrate… respirate l’atmosfera, quell’atmosfera non più tanto vintage ma viva e pulsante con tanto di crepitìo.
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Ecco la lista delle release che usciranno per il Record Store Day.
Magari la motivazione per entrare in un negozio di dischi è contenuta proprio qui dentro!

Metallica, ambasciatori del Record Store Day 2016, ecco il video!

Infine, ecco la pagina del Record Store Day italiana, grazie a Radio Capital!

Ora metto su un vinile…

L’invisibile che fa paura

Pasolini diceva: « Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine… ».

Questa frase, estrapolata dal contesto da cui l’ho presa, ergonomicamente si adatta al mio stato d’animo attuale: la paura.
Condizione psico-fisica difficile da mettere sul piatto per poi mangiarla e digerirla… perchè nel piatto non c’è nulla.
Non vediamo nulla attorno a noi, eppure siamo circondati.
Aristotele ci suggerisce di non preoccuparci quando non c’è soluzione ad un problema… Ma qui, di problemi non ce ne sono, non ci sono nemici.. solo orecchie indiscrete fatte d’aria ed occhi che, guardando in Alto, “compiono il nostro assordante silenzio” periodicamente… troppo periodicamente.

Non c’è nessuno.. siamo soli.

“Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.” (Martin Luther King)

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Pensiero scritto dopo gli attentati di Bruxelles.

Regina Bianchi

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Solo oggi riesco a scrivere qualcosa sulla sua morte che mi ha colpito tantissimo.
In se convivevano personalità diverse che, sul palco e sul grande schermo, davano vita un giorno alla popolana, un altro ad una mesta donna occupata in “affari neri” con l’animo leso… giusto per citarne un paio.
Zeffirelli la volle accanto a se, disegnandole addosso una S.Anna che le calzava a pennello.
Chi l’ha conosciuta dal vivo ricorda Regina come una donna dolce, ferma e professionale.
Viviani e De Filippo se ne resero subito conto, scritturandola e rendendola una delle più apprezzate attrici partenopee.
RIP

Ecco alcuni estratti che adoro

Ditegli sempre di sì – Eduardo De Filippo
Napoli Milionaria – Eduardo De Filippo
Filumena Marturano – Eduardo De Filippo